Home

Photo by Lucien Wanda on Pexels.com

Task Force “Natura e Lavoro”

Luciana Castellina

La squadra che ha lavorato per preparare l’instant book dal titolo “Attenti ai dinosauri!” è nata in modo molto informale, come esito di una proposta che ho rivolto a una decina fra scienziati e professionisti di diversa specializzazione, più un imprenditore, un agricoltore, un presidente di biodistretto, tutte persone di cui, anche se alcuni non li avevo mai incontrati, conoscevo le competenze e la sicura “fede” ambientalista. Pronti a un impegno non accademico e non occasionale, ma duraturo, capace di aiutare a tradurre la battaglia ecologica in concrete vertenze. Scopo: mettere su una task force in grado di monitorare, proporre, criticare se necessario, il piano per la ripresa. Con una particolare attenzione ai nuovi settori di possibile occupazione coerenti con uno sviluppo sostenibile dove indirizzare quelli che oggi sono occupati in settori produttivi nocivi per l’ambiente e che dovranno esser tagliati. La debolezza di molte battaglie ambientaliste è stata infatti sempre quella di non essersi curata abbastanza di indicare i nuovi “lavori” che la rivoluzione ecologica prevederà e che dunque offriranno un’alternativa occupazionale a chi invece il lavoro lo perderà.

Proponendoci così di essere utili a tutte le organizzazioni e gli individui che condividono le nostre preoccupazioni, alimentando la loro iniziativa con ragionevoli rivendicazioni. Soprattutto il sindacato, che non può non progettare mutamenti seri nel lavoro (e infatti ha cominciato a farlo). A chi resta senza occupazione per via delle trasformazioni necessarie non basta prospettare ammortizzatori sociali: devono essere offerti altri lavori, analogamente remunerati e dotati di altrettanta dignità. C’è in proposito anche un aspetto culturale in quanto dovremo fare, basti pensare alla difficoltà di spostare un operaio che sta a un alto forno verso i territori che franano a ogni pioggia. (E nonostante a chiunque dovrebbe esser chiaro che è meglio lavorare all’aria aperta anziché nell’inferno delle acciaierie!). Per l’importanza che credo noi tutti attribuiamo alla questione sociale ci impegneremo soprattutto a indicare quali nuovi settori lavorativi si aprono se la scelta della sostenibilità verrà presa sul serio.
L’urgenza di affrontare questo problema nasce ovviamente dalla necessità di raccogliere in Italia le indicazioni dell’“European green deal“ e di impedire che la consistente somma di danaro allocata per realizzarlo venga usata per finanziare il rilancio del modello di sviluppo che dobbiamo combattere.
Le persone cui mi sono rivolta hanno tutte/i accolto la proposta con grande entusiasmo e nel corso del lavoro alcuni altri, portatori di altre conoscenze, si sono aggiunti. Abbiamo discusso e lavorato, iniziando quando del piano Colao non si sapeva ancora niente, né esisteva altro progetto proposto dal governo. Poi sono seguiti gli Stati generali, piuttosto confusi nelle loro conclusioni, come sempre avviene quando non si discute su un documento da approvare modificare o respingere, visto che quando si è aperta l’iniziativa di Villa Panphili il documento Colao si era già rivelato inservibile. Poi, senza alcuna logica consequenzialità, è arrivato il decreto governativo che sembrava tirato fuori dalla manica del prestigiatore tanto poco ha a che fare con le proposte avanzate dalle organizzazioni ambientaliste. Che pure erano quelle che avrebbero dovuto esser ascoltate visto che era di ecologia che bisognava parlare: sia perché si trattava di decidere come spendere la consistente somma di danaro che stava per esser allocata dalla Commissione per il rilancio post Covid, il cui utilizzo è espressamente condizionato all’attuazione dell’“European green deal”; sia perché proprio la pandemia sembrava aver fatto prendere coscienza della verità contenuta nelle parole di Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato sii: ”In un mondo malato non possono esserci esseri umani sani”.
Il decreto invece, anziché impostare un nuovo modello economico sociale sostenibile, ha recuperato il peggio del passato, grandi opere comprese, alcune addirittura “provocatorie” come la TAV, appena irrisa dal nuovo sindaco di Lione, e l’allargamento dell’aeroporto di Firenze, ossessione di Renzi.
Del decreto italiano accompagnato dal significativo slogan “alziamo il limite di velocità all’Italia” quel che colpisce è soprattutto che non si capisce di che progetto si tratti e quali criteri abbiano ispirato la selezione delle opere beneficiate, così aprendo inevitabilmente la strada all’assalto alla diligenza, a provvedimenti in cui troviamo qualche buona intenzione – un paio di strade provinciali e di sacrosanti collegamenti in Sicilia – e contemporaneamente un sacco di soldi per autostrade, nonostante l’UE ci dica che i trasporti su gomma dovranno esser ridotti del 75%.
Tutto questo, accompagnato da un inno alla velocità che sembra riecheggiare le fantasie moderniste del Futurismo, serve per dar lavoro? Sì, per qualche mese, ma in nessun caso ad aprire nuovi settori strategici che lo garantiscano nel tempo.
Verrebbe voglia di lasciar perdere ogni impegno. Non bisogna farlo, e non lo faremo. Siamo anzi soddisfatti di aver messo su questa task force con l’intenzione di combattere i nuovi dinosauri e sostenere tutti i gruppi impegnati a cambiare il Paese. Una task force che come suo primo obiettivo ha quello di monitorare cosa viene fatto, criticare, protestare, proporre: innanzitutto la assoluta trasparenza sulle motivazioni che hanno ispirato l’inclusione di questa o quell’opera fra le beneficiate dai vari fondi previsti, un confronto pubblico sul progetto complessivo, un organismo di controllo.
Non è vero che per approntare progetti adeguati ci vuole tempo e invece dobbiamo andare veloci: da anni le organizzazioni ambientaliste e gli scienziati ci hanno detto cosa bisogna fare. Noi stessi abbiamo creato questa task force proprio per raccogliere le indicazioni già sul tappeto e per proporne di nuove. E per questo terremo duro, e continueremo il nostro lavoro.
Grazie al Manifesto, che ad agosto ha pubblicato un inserto, abbiamo già fornito alcune prime indicazioni relative ai nuovi settori che si aprono all’occupazione in un inserto pubblicato poche settimane fa, ora pubblichiamo questo instant book dove le abbiamo chiarite e ampliate.
Sappiamo bene che molti altri, individualmente o a nome della propria organizzazione ambientalista (Lega Ambiente, Slow Food, Green Peace, WWF, Laudato si’, ecc.), hanno preparato proposte analoghe alle nostre e speriamo sia possibile un confronto e una collaborazione fra tutti, che sarebbe molto utile. Insieme dovremmo definire un “Piano per il Lavoro“, per riprendere il nome, e l’idea, che, in tutte altre condizioni, aveva inventato Di Vittorio all’inizio degli anni ’50.
Per farci riconoscere e poter operare collettivamente ci siamo dati un nome, “Natura e lavoro”, un modo anche per sottolineare l’urgenza di batterci perché nuovi settori di occupazione vengano adeguatamente finanziati, sì da sfuggire al tremendo ricatto quotidianamente imposto ai lavoratori. Taranto docet.
Che ovunque ci si muova con tanta poca coerenza quando si affronta il tema ecologia non meraviglia. La transizione a un modello sostenibile è questione tosta, per nulla indolore come pure pensa qualche “verde liberale”. Per questo tutti ne parlano ma da nessuna parte si opera conseguentemente: mette in discussione nientemeno che il mercato, presuppone la riduzione dei nostri consumi in merci superflue, dunque la parallela riduzione dell’occupazione in importantissimi settori industriali, un passaggio a lavori diversi che potrebbe esser dolorosissimo.
Di qui l’idea di mettere su questa piccola task force che si propone di essere utile a tutte le organizzazioni e gli individui che condividono le nostre preoccupazioni, alimentando la loro iniziativa con ragionevoli rivendicazioni. Soprattutto il sindacato, che non può non progettare mutamenti seri nel lavoro (e infatti ha cominciato a farlo). A chi resta senza occupazione per via delle trasformazioni necessarie non basta prospettare ammortizzatori sociali: devono essere offerti altri lavori, analogamente remunerati e dotati di altrettanta dignità. C’è in proposito anche un aspetto culturale in quanto dovremo fare, basti pensare alla difficoltà di spostare un operaio che sta a un alto forno nei territori che franano a ogni pioggia. (E nonostante a chiunque dovrebbe esser chiaro che è meglio lavorare all’aria aperta anziché nell’inferno delle acciaierie!). Per l’importanza che credo noi tutti attribuiamo alla questione sociale ci impegneremo soprattutto a indicare quali nuovi settori lavorativi si aprono se la scelta della sostenibilità verrà presa sul serio.
Non siamo né una organizzazione, né un movimento, ma speriamo di poter lavorare con il maggior numero di organizzazioni e movimenti. Siano autonomi ma apparteniamo tutti alla vasta area di sinistra, alcuni iscritti a un partito altri no (per la verità se sì non so neppure a quali). Io sono di Sinistra italiana, è a Rossella Muroni, ex presidente di Lega Ambiente e deputata di LeU, che abbiamo chiesto di fungere da referente/appoggio in Parlamento, un compito importante per sapere cosa si muove e come, la macchina statale. A quel livello possiamo anche contare sulla senatrice Loredana De Petris, che rappresenta Sinistra Italiana nella maggioranza governativa, e sa di cosa si tratta perché ha fatto parte di quell’ala del partito Verde che confluì in SEL (Sinistra Ecologia Libertà), poi diventata Sinistra Italiana.
Gli appartenenti al gruppo, come ho già detto, hanno ognuno una diversa specifica competenza. Io sola non ne ho nessuna, se non quella di esser stata nel CN di Lega Ambiente da quando è stata messa al mondo, nei lontani anni ‘70, un’esperienza che mi ha insegnato molte cose. Sono qui con la responsabilità del lavoro organizzativo e di coordinamento, assieme a una giovane compagna di Sinistra Italiana, Barbara Auleta.

A questo link è possibile acquistare l’ebook “Attenti ai dinosauri!” http://www.manifestolibri.it/shopnew/product.php?id_product=821

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito